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domenica 12 febbraio 2012
- ore 18
Monumenti pianistici dell’ultimo
Beethoven
FABIO GRASSO, pianoforte
Programma:
LUDWIG
VAN BEETHOVEN (1770-1827)
33 Variazioni op. 120 su un valzer di A. Diabelli (1823)
Sonata op. 106 “für das Hammerklavier” (1818)
Allegro
Scherzo: Assai Vivace
Adagio sostenuto
Largo – Allegro risoluto: Fuga a tre voci con alcune licenze
Presentazione concerto
I due filoni principali della produzione
pianistica beethoveniana, le Sonate e le Variazioni, approdano con
questi due brani a vertici di prodigiosa altezza. Basti notare,
partendo dal fattore di eccezionalità più evidente,
cioè le gigantesche dimensioni, come anche in strutture
così colossali la pregnanza comunicativa si mantiene
costantemente a livelli straordinari, grazie ad un linguaggio
musicale che si libra al di sopra della propria epoca e vive fuori
dal tempo, come puro pensiero assoluto. Difficilmente nella
successiva letteratura pianistica (e non solo) è dato di
trovare invenzioni armoniche, contrappuntistiche, strumentali,
formali, stilistiche, tecnico-compositive che non trovino nei
brani dell'ultimo Beethoven, e in questi due in particolare, il
loro archetipo più o meno diretto, o quanto meno qualche
profetica anticipazione.
Almeno un cenno speciale va riservato al grande Adagio dell'op.
106: qui culmina la meravigliosa parabola, cominciata quasi 25
anni prima con l'op. 2 n. 3, di quegli Adagi concepiti come
ineffabili profondissime esplorazioni dell'interiorità, e
afflati di "compassione" universale. In questo Adagio, capace di
profetizzare in modo stupefacente armonie e sonorità
brahmsiane e mahleriane, si contemperano i tratti salienti dei tre
Adagi delle ultime Sonate che seguiranno, e che da esso sembrano
nascere come per emanazione: la serenità contemplativa
dell'Adagio dell'op. 109, il dolore e la tensione catartica di
quello dell'op 110, non a caso anche qui sublimati in una Fuga (in
Beethoven forma catartica per eccellenza), e la rarefazione
meditativa dell'Arietta dell'op. 111. Proprio le Variazioni di
quest'ultima, così fortemente improntate ad un rigore
costruttivo quasi cerebrale, troveranno per molti versi la loro
ideale continuazione proprio nelle 33 Variazioni sul valzer di
Diabelli, la cui semplicità e immediatezza non lascerebbero
certo supporre di quali inopinati e complessi svilupi Beethoven ne
fa il punto di partenza.
Curriculum
Fabio Grasso ha iniziato lo studio del
pianoforte al "Liceo Viotti" di Vercelli con M. Barasolo e J.
Micault. Si è diplomato in Pianoforte a Torino a 17 anni
con lode e menzione, in Composizione a Milano, si è
laureato con lode in Lettere, e ha poi acquisito il diploma di
biennio in Pianoforte ad Alessandria con lode e menzione. Si
è perfezionato in pianoforte con M. Vincenzi e M. Tipo;
suoi maestri di composizione sono stati S. Gorli, U. Rotondi, F.
Donatoni, G. Manzoni. Ha vinto il Concorso pianistico
internazionale di Orléans nel 1996, è stato
finalista del concorso Busoni nel 1999, ha inciso per Solstice
ed Euterp. Ha vinto i concorsi di composizione di Buenos Aires e
Marsiglia; ha tenuto concerti e ha avuto esecuzioni nelle
più importanti città europee ed americane. Docente
al Conservatorio di Venezia, ha recentemente ultimato
l'esecuzione integrale delle Sonate di Beethoven per la
Società del Quartetto di Vercelli. V.
www.fabiograsso.eu
Palaplip:
Via
San Donà 195 - 30174 Mestre