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domenica 11 marzo 2012 -  ore 18

L'altro Chopin ….. ritratto di un genio inesplorato

MARIJA MATVEEVA, soprano
MATTEO LIVA, pianoforte

MARGHERITA STEVANATO, voce narrante


Programma:

Chopin (1810-1849)
Dai Canti Polacchi op.74 per voce e pianoforte
 Piosnka litewska (Canzone lituana)
 Gdzie Lubi (Dove ella ama)
 Wiosna (Primavera)
 Narzeczony (Il fidanzato)
 Nie ma czego trzeba (Vorrei ciò che non ho)
 Smutna Rzeka (Triste fiume)
 Moja Pieszczotka (La mia bella)
 Melodya
 Wojak (Il guerriero)

Polacca in Re min. op. 71 n. 1 (1825) per pianoforte
Polacca in Si bem. magg. op. 71 n. 2 (1828) per pianoforte
Polacca in Fa min. op. 71 n. 3 (1828) per pianoforte

Presentazione concerto

I Canti
Per strano che possa sembrare, la storia delle opere postume di Chopin comincia proprio con questa serie di composizioni, senz’altro le più trascurate e e più sconosciute (e non solo in Italia)dell’intera sua opera.
Le ultime volontà di Chopin, secondo la testimonianza dell’onesto e credibile Franchomme e di Grzymala, furono che i manoscritti completi venissero distribuiti tra gli amici, e quelli incompleti fossero bruciati. I manoscritti completi erano molti, e furono pubblicati per volontà della famiglia, altri furono distribuiti e molti ci sono rimasti. Niente fu bruciato, nonostante l’affermazione contraria di Liszt, il quale, del resto, era male informato se scrisse che gli unici scritti lasciati completi furono «un Notturno e un Valzer molto corto, quasi un lembo dil ricordo» . All’inizio nemmeno gli imtimi di Chopin si resero conto del numero, se
non dell’importanza, delle opere finite rimaste inedite, ma si ricordarono che negli ultimi anni il compositore avrebbe voluto riordinare e pubblicare i Canti. Scrive Liszt: «Il numero di queste melodie dovute alla sola ispirazione del cuore era divenuto considerevole e negli ultimi tempi Chopin aveva
desiderato riunirle per pubblicarle. Non ne ebbe la possibilità, ed esse andarono perdute e disperse».
Chopin scrisse Canti lungo tutto il corso della sua vita. Il primo a noi noto è del 1829, ma forse la prima versione di un altro risale al 1827 l'ultimo è del 1847, composto ad un paio d’anni dalla morte, e fu seguito
solo da un Valzer ancora inedito e da due Mazurche, una delle quali non ancora ricostruita in modo certo. Ma Chopin non li metteva quasi mai sulla carta, soprattutto nel periodo varsaviano, per cui non solo molti si sono perduti, ma altri circolarono in Polonia senza che si ricordasse il nome dell’aurore, altri ancora vennero modificati, anche in modo sostanziale, o trasformati e uniti a testi diversi da quelli usati da Chopin.
Scrive Liszt; «lo stesso ho ascoltato in Polonia alcuni Canti che sono attribuiti e che sarebbero veramente degni di lui; ma chi oserebbe oggi un’incerta scelta ira le ispirazioni del poeta e quelle del suo popolo?»
Questa informazione è confermata da Kazimierz Wladislaw Wojcicki, il quale ricorda che alcuni Canti di Chopin, composti sulle Canzoni Pastorali di S. Witwicki, si erano diffusi in tutta la Polonia prima ancora che fautore partisse per Parigi. Se erano quelli che ci sono rimasti, o altri, non sappiamo.

Tre Polacche, in Re minore, in Si bemolle maggiore, in Fa minore, op. 71.
Si tratta di tre opere composte in epoche diverse, con probabilità rispettivamente nel 1827, nel 1828, nel 1829, che Fontana ha pubblicò postume riunendole arbitrariamente nell’op. 71. Si avverte in queste com
posizioni che il giovane pianista è già in possesso di rilevanti mezzi virtuosistici ed anche i suoi schemi compositivi sono notevolmente allargati rispetto alle primitive architetture di Oginski il cui modello è, in
quest’opera, ormai superato. La personalità mistica di Chopin comincia ad affermarsi, anche con un maggior interesse verso la modulazione, ma le strutture restano semplici mentre l’intento virtuosistico e molto più evidente; non siamo ancora alla Polacca brillante, ma ne siamo ormai alle soglie. Anzi, gli elementi virtuosistici sono abbastanza di maniera, non hanno ancora una precisa funzione espressiva, e questo nuoce alla loro vitalità artistica. Fa eccezione la seconda in Si bemolle minore, opera di fattura molto
elegante, condotta su temi affascinanti, nella quale il virtuosismo e già più controllato, in funzione espressiva, ed il cui Trio, molto movimentato e variato, è una delle più belle pagine di Chopin giovane. Si può considerare il centro dell’opera ed è ricco di piacevoli modulazioni. La terza 3° forse, la più formalmente evoluta, e anch’essa dotata di un bel Trio e Chopin la insegnò alla principessina Eliza Radziwill, sua allieva. Inizia con una breve Introduzione come le precedenti (quattro misure nella prima e nella terza, otto nella seconda), ma in questa Introduzione è forse il primo esempio di Corale nell’opera Chopiniana.

Curriculum

Maria Matveeva Mastria
Ha studiato all'Istituto Musicale di Stato "Scebalin"(19982001) ad Omsk e all'Accademia Musicale "Gnesin" di Mosca dal 2002 al 2005, sotto la guida del Maestro D.Yu. Vdovin.  Nel 2006 si  è trasferita in Italia per perfezionarsi al Conservatorio di Venezia Benedetto Marcello, sotto la guida del Mo. Stefano Gibellato, dove si è diplomata in canto col massimo punteggio. Nel 2005 ha ottenuto l'ambito MasterClass presso la Scuola Internazionale di Canto di Mosca , ed è stata premiata col 1°premio al concorso "Bella Voce" di Mosca, 2001, "Musica degli Spazi"  Hanty Mansiysk, 2003 (1°premio) , “Concorso Internazionale di Canto Solistico Seghizzi”  Gorizia  2007  (2° posto), Concorso Internazionale di Canto "Ismaele Voltolini", Mantova 2007 (tra i primi 6 finalista). Ha interpretato i seguenti ruoli:  nel 2002, Tamara da "Il Demone" di Lermontov/A. Rubinstein.(Sala Filarmonica Città di Omsk F.R.).  nel 2004, “La Ragazza di Neve” dall'opera omonima di N.RimskyKorsakov.(Sala Concerti Teatri di Mosca).  nel 2005, Susanna da "Le Nozze di Figaro" di W.A Mozart. (Sala concerti del Conservatorio di Mosca).  nel 2006, Madame Silberclang da "Der Shauspieldirector" di A.W Mozart. (Teatro Arsenale di Venezia).  nel 2007, il Cavaliere Armidoro da "La Cecchina ossia la buona figliola" di N.Piccinni. (Teatro Malibran di Venezia).  nel 2008, Lisetta da "Il Matrimonio Segreto" di Cimarosa. (Teatro Malibran di Venezia), Madame Silberclang da "Der Shauspieldirector" di Mozart diretta dal Maestro Maurizio Dini Ciacci in occasione del 21 Festival Internazionale W.A. Mozart nella sala Filarmonica di Rovereto. Ha inoltre fatto parte dell'Ensemble Vocale da Camera "Cecilia Seghizzi" di Gorizia dal 2007 al 2008.
Nel 2009 è selezionata a rappresentare l’Italia durante la premiazione del concorso internazionale “Il Parco più Bello d’Italia (ed. 2009) (<www.ilparcopiubello.it>,<www.thebestpark.com>), sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e col patrocinio del Ministro dei Beni Culturali. Nel 2009 è solista del “Te Deum” di A. Dvorak, Teatro città di Udine. Nel 2010 è una dei due soprani protagonisti in “Manfred” di Shumann, poema di Lord Byron presso Teatro Malibran, Venezia. Diretto dal Mo. Maurizio Dini Ciacci con la partecipazione dell’attrice Ottavia Piccolo, voce recitante. Nel 2011 Solista nei Lieder di Chopin con il Mo. Matteo Liva (piano), presso Sala del Conservatorio Benedetto Marcello Venezia. Sempre nel 2011 presso Cà Rezzonico, Venezia interpreta con la regia di Italo Nunziata la parte di Fiorligi dall’Opera “Così fan tutte” di Mozart. Al repertorio operistico affianca l'attività concertistica nell'ambito della musica da camera, sacra e liederistica.

Matteo Liva, pianista
Ha compiuto gli studi musicali a Venezia diplomandosi in pianoforte sotto la guida di V. Pertile e in composizione con Bruno Coltro. Si è poi perfezionato con A. Ciccolini e con P.N.Masi e F.Rossi. Vincitore di concorsi pianistici a carattere nazionale e internazionale si è esibito come solista collaborando con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro San Carlo di Napoli, Asolo Musica, gli Amici della Musica di Padova, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, la Filarmonica Marchigiana, ecc. con direttori come M. Panni e S. Rabaglia. Ha registrato per  Fonit Cetra, Ares, Rivoalto, Frequenz, realizzando anche l’integrale delle composizioni pianistiche di G.F. Malipiero e L. Dallapiccola. Insegna presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia.

Margherita Stevanato, attrice
Attrice e autrice di spettacoli veneziana, divide l’impegno tra teatro tradizionale: Monologo di Yvette (2003), Le Georgiche (2004), Benni, tanto per gradire (2006), Cos’ho che non va? (2007), Pronto, Franca? (2010) e teatro sperimentale. In questo ambito, attratta da esperienze innovative di interazione tra musica e parola, ha ideato e interpretato gli spettacoli J’ameraisRose, dalle poesie di Boris Vian e Charles Bukowski (1999), Senza destino (nato dall’incontro con la grande scrittrice Fleur Jaeggy), e Storie di fiori, di suoni, d’alberi… e ninfe (Giardino di Villa Conestabile, Scorzè, 2005).
Particolare è la sintonia con il mondo della musica contemporanea. Ha collaborato con i compositori: Pasqualino Migliaccio in Carnival (1995) e Veronica Franco(1996); Paola Ciarlantini ne L’Incendiario di Aldo Palazzeschi (2000) e Matteo Segafreddo per Soldati di carta (2007), Terza guancia” (2007), La luna dov’è? (2008) e Mille&3tamburi (2010) .
Per i suoi spettacoli di integrazione tra suono e voce (Per Euridice, rivisitazione del mito di Orfeo –Centro Candiani, 2008) collabora con Claudio Ambrosini e il poeta Luciano Menetto; con Gabriella Zen invece realizza Come in uno specchio (Sale Apollinee, Teatro La Fenice, 2008). Ancora alle Sale Apollinee, nello stesso anno, mette in scena Sono lunghe l’estati dell’Esperidi, testimonianze di alcune delle più importanti compositrici dall’Ottocento ai nostri giorni.
Dal suo interesse per la riscoperta di figure di artiste complesse, ma tuttora poco note, sono nati Un amore di Gaspara Stampa (2004) sull’affascinante personalità della poetessa veneziana e Frau Schumann (Centro Candiani, 2009) melologo per attrice e pianoforte dedicato alla figura di Clara Wieck, moglie di Robert Schumann. Testi di Luciano Menetto e l’interpretazione musicale di Caterina Marcuglia.
Il Nuvolo innamorato (20092010) è, invece, una rielaborazione in forma di favola musicale dell’omonima favola del grande poeta turco Nâzim Hikmet. Con Caterina Marcuglia e Mariagrazia Seren,
Sempre nell’ambito della fiaba musicale ha interpretato Il sole ritrovato (2011) di Matteo Segafreddo e Sotto lo stesso cielo (2011) di Andrea Basevi .
Il suo recente Storie per Gente Acerba (2011) con le percussioni Annunziata Kiki Dellisanti è un’ironica e divertita
rielaborazione di testi surreali tratti dalla letteratura considerata per l’infanzia.
Continua è comunque la sua attività di lettrice, in cui unisce divulgazione e didattica, presso enti pubblici e privati.


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